La Grazia degli inizi

Il ricordo di chi ha vissuto intensamente i primi anni della presenza oblata in terra messinese

di Graziarosa Scarcella

La Sicilia terra d’amuri  conosciuta da sant’Eugenio de Mazenod  nella sua giovinezza, ha avuto anche nel passato un’attenzione da parte dei Missionari Oblati di Maria Immacolata  e, visto che Messina è la porta della Sicilia, chissà quanti Oblati hanno goduto, arrivando con la nave traghetto, di quello spettacolo della natura che è la vista dello Stretto con la stele della Madonnina alla quale tutti i messinesi  tendono lo sguardo certi che la sua benedizione li accompagna sempre. Sarà stato il profumo di zagara, sarà stato il panorama mozzafiato, sarà stato il dolce vento dello Stretto a far si che lo” Spirito Santo che soffia dove vuole “ abbia fatto mettere le radici in questa città ai Missionari Oblati di Maria Immacolata che avevano un solo anelito: annunciare che “Dio è Amore” .

A via Centonze

Nel 1976, avuti in comodato d’uso  una parte dei locali adiacenti alla parrocchia di Santa Caterina, locali siti in via Centonze 11, a due passi dall’ università, in pieno centro cittadino, iniziarono a coadiuvare l’anziano parroco nell’attività parrocchiale. Intanto, ascoltando il vescovo di allora mons. Ignazio Cannavò e riflettendo tra loro, compresero che il contributo specifico  a questa umanità era la ‘missione’ come presenza carismatica di evangelizzazione. Si  preparò  così la prima missione al popolo nella parrocchia di San Luca. P. Marcellino Sgarbossa e p. Antonio Pannunzi iniziarono un lavoro di sensibilizzazione in preparazione della missione mentre p. Stefano Messina continuava la sua attività come viceparroco a Santa Caterina. La missione di San Luca si svolse dal 4  al 19 marzo del 1978 .Possiamo dire che quello è stato l’inizio di una magnifica avventura dalla quale è nata la ‘comunità della missione’  formata da famiglie, giovani coppie, ragazzi, ragazze e parroci. Chi è stato toccato dalla missione e ha creduto che veramente “Dio è Amore” non ha tenuto questo dono per sé, ma ha voluto fare un’esperienza alla scuola di Gesù Maestro; ha scelto di vivere insieme alla comunità degli Oblati un’esperienza di vita cristiana autentica come le prime comunità degli apostoli, assidui e concordi nella preghiera, nello spezzare del pane, nella carità reciproca e pronti all’annuncio. Questa comunità della missione aveva un ritmo di vita che evidenziava  un cammino personale e uno comunitario. Ogni mattina alle 7.30 ci si incontrava a Santa Caterina, che nel frattempo era diventata la parrocchia degli Oblati, per le lodi e la messa, poi di corsa al lavoro, a scuola, all’università… Settimanalmente vi erano gli incontri per le famiglie, per i ragazzi, per le ragazze. Altri incontri avevano cadenza annuale: tre giorni e campeggi estivi . Ci si formava come cristiani autentici, si cercava di comprendere il disegno di Dio su ciascuno e si viveva la comunione fraterna.  In quegli anni si è vissuto ‘di’ missione e ‘per’ la missione.

Le missioni al popolo

Uno dei motivi ricorrenti era “evangelizzarsi per evangelizzare”. “Per noi la novità della missione consisteva nel fatto che l’annuncio veniva dato da una comunità e non solamente dai padri”, scriveva p. Marcellino in un numero del giornalino Costruire del 1982 presentando la comunità della missione. In quattro anni, dopo la missione di San Luca, si erano celebrate altre missioni: nella Quaresima 1979 nella parrocchia del Carmine, Avvento 1979 nella parrocchia di Camaro San Luigi, Quaresima 1980 nella parrocchia di San Giacomo e successivamente nelle parrocchie di Pace, Ganzirri, Gravitelli inferiore e Gavitelli superiore, Santa Caterina, San Nicola di Gazzi. In ogni missione il punto centrale era la Giornata che si svolgeva nella domenica centrale e che culminava con uno spettacolo preparato dai giovani della comunità. I numeri erano significativi: in media i partecipanti alle Giornate della missione variavano tra le 400 e le 500 persone. Alla fine della missione nella parrocchia di San Giacomo la sintesi apparsa sul numero di maggio del 1980 del giornalino Costruire a cura della “mamma” della missione, la carissima Lavinia che spesso coadiuvava gli Oblati, aveva per titolo: “Ho visto meraviglie”. Questo penso si possa dire di quei primi anni di grazia… abbiamo visto e vissuto meraviglie. In quegli anni tanti messinesi  sono stati toccati dal carisma di sant’Eugenio e tutti lo portano nel cuore. Tempo fa incontrando un caro amico mi ha detto “ è in quegli anni che sono nato al cristianesimo autentico, grazie agli Oblati” . La conferma di queste meraviglie vissute è il fatto di ritrovarsi anche a distanza di anni e sentire che i cuori battono ancora all’unisono e non esistono  né tempo né distanze, perché l’amore scambievole vissuto resta per sempre.

La missione ad gentes

Sin dai primi anni  abbiamo capito che avere “un cuore grande quanto il mondo” significava allargare i nostri orizzonti  fino ad abbracciare il mondo intero. Dalla visita alla comunità di Messina di due giovani oblati missionari in Senegal, nell’ottobre del 1979, nacque la volontà di aiutare quella missione e iniziammo a prendendoci carico della realizzazione  di un pozzo d’acqua. E’ nata così  l’operazione “Avevo sete e mi avete dato da bere” che è durata per molti anni e che aveva uno scopo ben preciso: la sensibilizzazione prima dell’aiuto concreto che doveva essere condivisione e non elemosina. Oltre al Senegal  abbiamo voluto “allungare le braccia di Dio” anche in Indonesia e Uruguay. Durante le Giornate  mensili dei giovani c’era sempre qualche lettera o un Oblato che arrivava dalle terre di missione: questo teneva i cuori  dilatati sull’umanità. Anno  dopo anno queste terre sono divenute per noi familiari, perché alcuni membri della nostra comunità sono diventati missionari oblati e anche come  espressione di questa comunità operano oggi nelle  missioni in Uruguay, Corea, Thailandia e ancora perché altri Oblati negli anni sono passati dalla comunità di Messina e oggi sono in terra di missione.

Molti  giovani di quegli anni, oggi persone mature che hanno nel cuore il carisma di sant’Eugenio, hanno trovato a Messina e in  altre città d’ Italia la propria terra di missione e la porzione di umanità  da amare e alla quale trasmettere la più ‘sconvolgente’ delle verità: “Dio è Amore”!

(Pubblicato su Rivista Missioni OMI, n-8-9/2016)

www.missioniomi.it

 

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